Gli hashtag vengono utilizzati ormai su tutti i social network ma la loro efficacia ed utilità cambia da piattaforma a piattaforma. Parliamone partendo dalle basi.

Cosa sono gli hashtag?

Hashtag è un termine composto da due parole inglesi: “hash” cioè il cancelletto della tastiera “#” e “tag” etichetta che identifica le parole chiave. Gli hashtag, che per natura sono sintetici ed esaustivi, sono uno strumento utile per promuovere campagne pubblicitarie e, come di recente accaduto in Italia, anche per promuovere misure governative, ne è un esempio l’hashtag #iorestoacasa con il quale il Ministero della Salute ha battezzato il decreto volto al contenimento e alla gestione dell’emergenza da Covid-19.

A cosa servono?

Fungono da contenitori di parole chiave, utilizzati sia per raggruppare e indicizzare contenuti e sia per trovare con facilità argomenti di interesse. Saperli utilizzare nel modo più corretto significa ottenere maggiore visibilità: per i contenuti, in quanto aggiungendoli a un post, questo sarà visibile nella pagina hashtag corrispondente e, per i profili, perché verranno mostrati a migliaia di persone che rappresentano potenziali follower. Inoltre, favoriscono l’interazione con l’utente che sarà chiamato ad utilizzarli.

Come usarli in modo utile ed efficace?

La regola fondamentale è la coerenza, ovvero utilizzare hashtag che siano in linea con il proprio settore di riferimento, con il messaggio che si vuole comunicare e con il pubblico in target. Solo se usati in questo modo saranno efficaci e ci daranno visibilità e crescita.

Come non usarli.

Il mio consiglio è di #nonusarlidavantilefrasi, non ha senso ed è errato. Le parole chiave sono importantissime per scegliere quelli giusti, non i più popolari che utilizzano tutti e che non sono efficaci se fuori contesto. Ne sono da esempio #like4like #selfie #chiaraferragni #fedez. Anche se questi da un lato amplificano la visibilità, dall’altro posizionano l’immagine off topic, fuori tema. Bisogna sempre verificare la pertinenza con all’argomento trattato.

Ad ogni social network i suoi hashtag.

Twitter.

Su Twitter è importante essere concisi. Infatti è preferibile farne un uso limitato per assicurarsi di arrivare dritti al punto.

Instagram.

Anche se nascono e si diffondono su Twitter, è Instagram il loro regno. La piattaforma ne consente 30 per post e il loro scopo è indicizzare e raggruppare il contenuto per tematica, ma anche incrementare il numero di seguaci e dare visibilità a post e story.

Facebook.

Vi confesso che da Social Media Manager non amo vedere il copia incolla degli hashtag di Instagram sui post di Facebook e questo perché ogni social network ha un suo preciso linguaggio e logiche di contenuto e, inoltre, diversi studi mostrano come su Facebook gli hashtag non portano ad un effettivo aumento delle interazioni perché, a differenza degli altri social che hanno carattere divulgativo, Facebook funziona in maniera un po più restrittiva quanto a privacy e aggregatore di argomenti.

Nel caso di pagine aziendali, invece, farne un uso strategico e mirato si rivela vincente, in particolar modo quando si tratta di eventi che diventano maggiormente noti grazie al loro utilizzo, sia prima che durante il loro svolgimento.

LinkedIn.

È il social network per eccellenza dedicato ai professionisti e, pertanto, anche qui gli hashtag devono essere ponderati, mirati, strategici e, oserei dire, professionali.

Ma come scegliere quelli giusti?

Gli hashtag che andrai a scegliere, anche quelli più popolari, devono essere pertinenti al tuo contenuto e alla tua nicchia. Ci sono tantissime applicazioni e tool che ti consentono di generarne di mirati in base ai tuoi contenuti, inoltre è importante: testare e verificare, attraverso gli analytics dei tuoi profili social, quali tra quelli utilizzati generano le migliori performance e analizzare gli hashtag utilizzati dai competitor.

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